TAHIRIH...sito ufficiale

una pagina di storia Bahà'i

A cura di Alessandro Bausani

Erede della famiglia di Ha'ji Mulla' Sàlihi-i-Baraqani, di grandissima stima, i cui membri occupavano una posizione invidiabile nella gerarchia ecclesiastica persiana; omonima dell'illustre Fa'timih; designata come Zarri'n- Ta'j (Corona D'Oro) e Zakìyyih (Virtuosa) dalla sua famiglia e dalla parentela; nata nello stesso anno di Baha 'u'llàh; considerata fin dalla fanciullezza, dai suoi concittadini, come un prodigio parimenti nell'intelligenza e nella bellezza; grandemente stimata, prima della sua conversione, perfino da alcuni dei più superbi e dotti 'ulama' del suo paese per lo splendor e la novità delle idee che proponeva; acclamata Qurrati 'l-Ayni (consolazione dei miei occhi) dal suo ammirato maestro Siyyid Kàzim; nominata Tàhirih (La Pura) dalla"Lingua del Potere e della Gloria"; e la sola donna annoverata dal Bàb come una delle Lettere del Vivente;. aveva stabilito il suo primo contatto con la Fede che continuò a propagare fino al suo ultimo respiro, e nell'ora in cui questa Fede correva il suo più grande pericolo, con tutto l'ardore del suo indomabile animo. Senza spaventarsi alle veementi proteste di suo padre; sprezzando gli anatemi dello zio; irremovibile di fronte alle più calorose sollecitazioni di suo marito e dei suoi fratelli; non spaventata dalle misure che, dapprima a Karbilà, successivamente a Baghdad e più tardi a Qazvin, le autorità civili ed ecclesiastiche avevano preso per troncare le sue attività, con sollecita energia continuò a promuovere la Causa Bàbi. Attraverso le sue eloquenti discussioni, le sue denuncie coraggiose, le sue dissertazioni, poesie e traduzioni, i suoi commentari e la sua corrispondenza continuò ad accendere l'immaginazione e a guadagnare l'obbedienza alla nuova Rivelazione così degli Arabi come dei Persiani, continuò a condannare la perversità della sua generazione ed a perorare una trasformazione rivoluzionaria nelle abitudini e nel comportamento del suo popolo.
Fu lei che mentre si trovava a Karbilà - la più avanzata roccaforte dell'lslam Sciita - aveva sentito l'impulso di indirizzare lunghe lettere a ciascuno degli ulamà residenti in quella città, che relegavano le donne ad un rango poco più elevato di quello degli animali, negando ad esse perfino il possesso di un'anima - lettere nelle quali ella abilmente rivendicava il suo alto proposito e denunciava i loro malvagi disegni. Fu ancora lei che, in aperta sfida con i costumi dei fanatici abitanti della medesima città, arditamente trascurò l'anniversario del martirio dell'Imàm Husayn, commemorato con solenni cerimonie nei primi giorni di Muharram, e celebrò invece l'anniversario della nascita del Bab, che cadeva nel primo giorno di quel mese. Per merito della sua prodigiosa eloquenza e della meravigliosa forza delle sue argomentazioni riuscì a confondere le delegazioni rappresentative dei notabili Sciiti, Sunniti, Cristiani ed Ebrei, che avevano tentato di dissuaderla dal confessato proposito di diffondere i principi del nuovo Messaggio. 
Fu lei che, con consumata abilità, difese la sua fede e rivendicò la sua condotta in casa e in presenza dell'eminente giuri sta Shaykh Mahmùd-i-Alùsì, Mufti di Baghdad, e che in seguito ebbe i suoi storici incontri con i principi, gli 'ulama' e gli ufficiali del governo residenti a Kirmànshàh, nel corso dei quali il commento del Bàb sulla Sùrih del Kawthar fu pubblicamente letto e tradotto e che culminarono con la conversione dell'Amir (il governatore) e della sua famiglia. Questa donna particolarmente dotata intraprese la traduzione del ponderoso commentario del Bàb alla Sùrih di Giuseppe (il Qayy - u'mu'l-Asma') a vantaggio dei suoi correligionari persiani e fece tutto il possibile per allargare la conoscenza e chiarire il contenuto di quel poderoso Libro. Per merito del suo coraggio, del suo acume, della sua abilità organizzativa e del suo inestinguibile entusiasmo, potè consolidare le sue più recenti vittorie in un centro così ostile come Qazvin, che si vantava del fatto che non meno di cento fra i più alti capi religiosi dell'Islam dimoravano all'interno delle sue mura. Fu lei che nella casa di Bahà 'u 'llàh a Tihràn, durante la sua memorabile conversazione con il celebre Vahid, improvvisamente interruppe il suo dotto discorso sui segni della nuova Manifestazione e lo incitò energicamente, mentre ella teneva sul suo grembo Abdu'l-Bah:i, allora bambino, ad alzarsi e a dimostrare con atti di eroismo e di personale sacrificio la profondità e la sincerità della sua fede. Nella sua casa, al culmine della sua fama e popolarità a Tihhràn, si riuniva il fior fiore della società femminile della capitale, per ascoltare i suoi brillanti discorsi sugli incomparabili dogmi della sua Fede. Fu la magia delle sue parole che distolse gli ospiti nuziali dai festeggiamenti in occasione del matrimonio di Mahmùd Khàn-i-Kalantar - nella cui casa ella era confinata - e li raccolse attorno a lei desiderosi di bere ogni sua parola. Fu la sua appassionata ed assoluta affermazione dei diritti e delle caratteristiche distintive della nuova Rivelazione, in una serie di sette discussioni con i rappresentanti del Gran Vizir incaricati di interrogarla, discussioni che ella ebbe mentre era confinata nella stessa casa, che alla fine affrettarono la sua sentenza di morte. Dalla sua penna erano sgorgate odi atte stanti in chiaro linguaggio, non soltanto la sua fede nella Rivelazione del Bàb, ma anche il suo riconoscimento della sublime e non ancora dischiusa missione di Bahà'u'll:ih. Da ultimo, ma non certo per importanza, si dovette alla sua iniziativa, in occasione della partecipazione, alla Conferenza di Bàdasht, se le più sconvolgenti implicazioni di una Dispensazione rivoluzionaria, ma finora indistintamente assimilata, furono chiarificate di fronte ai suoi correli gionari e il nuovo Ordine si separò definitivamente dalle leggi e dalle istituzioni dell'IsIàm. 
Questi meravigliosi risultati dovevano ora essere coronati e raggiungere la loro definitiva conclusione nel suo martirio, in mezzo alla tempesta che stava infuriando per la capitale.
Una notte, conscia che l'ora della sua morte era vicina, indossò l'abito da sposa e si asperse di profumo, quindi, mandata a chiamare la moglie del Kala'ntar, le comunicò il segreto del suo incombente martirio e le confidò le sue ultime volontà. Successivamente, chiusasi nelle sue stanze, aspettò in preghiera e in meditazione l'ora che doveva assistere al suo ricongiurigimento con il suo diletto. Misurava a piccoli passi il pavimento della sua stanza cantando una litania esprimente contemporaneamente dolore e trionfo, quando, nel cuore della notte, arrivarono i farràsh di 'Aziz-Khàn-i-Sardàr per condurla al giardino Ilkhani che si stendeva oltre le mura della città e che doveva essere il luogo del suo martirio. Quando ella arrivò, il Sardar era al culmine di una oscena ubriachezza insieme ai suoi luogotenenti e rideva rumorosamente; ordinò senza esitazione che fosse strangolata all'istante e gettata in una fossa. La morte di questa immortale eroina si compi con quello stesso fazzoletto di seta che istintivamente ella aveva conservato per questo scopo e aveva consegnato nei suoi ultimi momenti al figlio del Kalàntar che l'accompagnava. Il suo corpo fu calato in un pozzo, che fu poi riempito con terra e pietre nel modo che ella stessa aveva desiderato.
Così te minò la vita di questa grande eroina Babì, la prima martire del diritto di voto alle donne, che al momento di morire, girandosi verso uno di coloro alla cui custodia era stata affidata, aveva fermamente dichiarato: "Potete uccidermi quando volete, ma non sarete in grado di arrestare l'emancipazione delle donne".
La sua carriera fu tanto abbagliante quanto breve, tanto tragica quanto fitta di avvenimenti. Diversamente dai suoi condiscepoli, le cui imprese restarono per la maggior parte sconosciute e non esaltate dai loro contemporanei nelle terre straniere, la fama di questa donna immortale si divulgò all'estero, e, giungendo con sorprendente rapidità lontano, fino alle capitali dell'Europa occidentale, sollevò l'entusiastica ammirazione ed evocò l'ardente lode di uomini e donne di nazionalità, occupazioni e culture diverse. Non fa meraviglia che Abdu'l Bahà abbia avvicinato il suo nome a quelli di Sarah, di Àsiyih, della Vergine Maria e di Fatimih; che nel corso delle successive Dispensazioni si sono elevate, a causa dei loro intrinseci meriti e della loro singolare posizione, al disopra delle file del loro sesso. "Nell'eloquenza" - 'ha scritto lo stesso 'Àbdu'I-Bahà -" ella fu la calamita dell'epoca, e nel raziocinio il travaglio del mondo". Egli l'ha inoltre descritta come "una spada infiammata dall' amore di Dio" e "una lampada ardente con la munificenza di Dio".
In effetti la meravigliosa storia della sua vita si propagò così lontano e così rapidamente come quella dello stesso Bab, la diretta Fonte della sua ispirazione. "Prodigio di scienza, ma anche prodigio di bellezza è il tributo offertole da un noto commentatore della vita del Bàb e dei Suoi discepoli. "La Giovanna d'Arco persiana, la guida per l'emancipazione delle donne d'oriente che rassomiglia contemporaneamente alla medievale Eloisa e alla neoplatonica Hypatia" così fu acclamata da un noto commediografo al quale Sarah Bernhardt aveva espressamente chiesto di scrivere una versione sceneggiata della sua vita. "L'eroismo della amabile ma sfortunata poetessa di Qazvin, Zarrin-Tàj (Corona d'Oro) " attesta Lord Curzon di Kedleston, "è uno dei più toccanti episodi della storia moderna." "L'apparizione di una donna come Qurratù'I-Ayn scrisse il ben noto orientalista britannico Prof. E. O. Browne, "è in qualsiasi paese e in qualsiasi età un fenomeno raro, ma in una terra come la Persia è un prodigio -anzi, quasi un miracolo... Se la religione Babi non avesse altro diritto ad essere considerata grande, questo sarebbe sufficiente e cioè che produsse una eroina come Qurratu'I-Àyn". "il raccolto seminato nelle terre dell'Islam da Qurratu'I-Àyn" afferma in modo significativo il noto teologo inglese Dr. T. K. Cheyne in uno dei suoi libri, "comincia ora ad apparire Questa nobile donna,.. ha il merito di avere iniziato la serie delle riforme sociali in Persia" "Sicuramente una delle manifestazioni più forti ed interessanti di questa religione" è il riferimento fatto a lei dal noto diplomatico francese e brillante scrittore Conte di Oobineau. "In Qazvin" egli aggiunge "si riteneva con ragione che ella fosse un prodigio". "Molta gente" egli ha ancora scritto, "che la conobbe ed ascoltò in vari periodi della sua vita mi ha invariabilmente detto che quando ella parlava ci si sentiva toccati fino alle profondità della propria anima, pieni di ammirazione e commossi fino alle lacrime"'. "Nessuna memoria," scrive Sir Valentine Chirol, "è più profondamente venerata o accende più grande entusiasmo della sua, e l'influenza che esercitò durante la sua vita ha ancora effetto sul suo sesso". "O,
Tàhirih!" esclama nel suo libro sui Babi il grande autore e poeta turco Sulayman Nazim Bey, "tu vali mille Nàsiri'd-Din Shàh' ". "Tahirih è stata il più grande ideale della femminilità" è il tributo offerto a lei dalla madre di uno dei presidenti dell'Austria, Marianna Hainisch, "... cercherò di fare per le donne d'Austria ciò che Tàhirih fece dando la sua vita per le donne di Persia".
Molti e differenti sono i suoi ardenti ammiratori che, per i cinque continenti, sono desiderosi di sapere di più su di lei. Molti sono coloro la cui condotta è stata nobilitata dal suo esempio ispiratore, che hanno affidato alla memoria le sue incomparabili odi, o messo in musica le sue poesie, di fronte ai cui occhi si innalza la visione del suo indomabile spirito, nei cui cuori sono custoditi gelosamente un amore ed una ammirazione che il tempo non potrà mai oscurare, e nelle cui anime arde la determinazione di continuare a camminare con lo stesso coraggio e la stessa fedeltà, sul sentiero da lei scelto per se stessa e dal quale mai deviò, dal momento della sua conversione fino all'ora della sua morte.